Walter Briziarelli "Architetto"

di Davide Cavasin

Davide Cavasin

Accostarmi dopo pochi mesi di conoscenza del lavoro di Walter Briziarelli non è stato facile: sia per ragioni biografiche e di successione degli eventi, sia dal punto di vista della produzione che spazia a trecentosessanta gradi in una totale completezza e in continuo divenire.

L’essere professore e pittore allo stesso tempo ha sicuramente giovato alla sua formazione, un connubio tra mente e cuore che traspare moltissimo nei suoi lavori “piccoli o grandi” che dir si voglia.

Le sue produzioni architettoniche sono state principalmente due: il progetto primo classificato al concorso per un Grande albergo in riva al mare del 1949 che gli permise di ottenere la cattedra di disegno geometrico presso l’Istituto Statale d’Arte di Perugia, ed il progetto della Casa a Monte Malbe del dr. Gino Ferranti del 1961, realizzato in seguito.

Del Grande albergo in riva al mare conosciamo solo le tavole presentate al concorso ed numerose fotografie del plastico.
Non sono giunti fino a noi, schizzi o precisi riferimenti sui quali basarci, al fine di poter compiere un’analisi il più oggettiva possibile.
Si può azzardare un accostamento del progetto di Briziarelli a Walter Gropius nel complesso della Bauhaus del 1925-26 a Dessau, dove riprende il gioco dei volumi, e a Giuseppe Terragni nella Casa del Fascio del 1932-36 a Como, dove recupera l’impianto semplice e rigoroso tipico del razionalismo italiano.
L’Albergo volge il suo prospetto più significativo verso il mare, la precisa struttura dell’edificio su pilastri permette di realizzare le stanze con cadenza regolare e di governare in maniera coerente anche le aperture dei balconi e delle finestre.
Il piano terra è dedicato agli spazi comuni dell’albergo, mentre gli ambienti di servizio sono dislocati negli edifici retrostanti con ingombri ridimensionati e separati.
Questo modo di gestire la forma fa pensare sicuramente ad Alvar Aalto, nel Sanatorio del 1929-33 a Paimio.

Per quanto riguarda la Casa a Monte Malbe del dr. Gino Ferranti si è in possesso di alcuni schizzi preparatori.
L’idea iniziale, negli esterni, cambia continuamente in relazione alle esigenze personali e della committenza, mentre il processo di approfondimento degli interni, osservati nelle riviste “Ajourd’hui Arte Architecture”, “Ville e Giardini” e “Domus”, è stato riproposto in chiave diversa.
Si definisce così una specie di taccuino personale dove attingere al momento del bisogno o quando fosse capitata l’occasione o la necessità.
La struttura in setti e pilastri che impiega la pietra irregolare come materiale fondamentale fa supporre la conoscenza dell’opera di Frank Lloyd Wright, il quale circa trent’anni prima l’aveva utilizzata oltreoceano per alcuni suoi capolavori.
Anche la scala trova precisi rimandi nelle riviste che Briziarelli consultava, sia nel corrimano sia nella struttura principale di sostegno, mentre il tetto a “capanna” sfalsato con ala laterale rialzata, si accosta alla tendenza dell’architettura residenziale italiana degli anni sessanta.

Un capitolo a parte della sua produzione è dedicato agli studi geometrici condotti in maniera sapiente: proiezioni, assonometrie e prospettive ordinate nella modalità e instancabili nell’esecuzione.
Questo è il suo metodo, attento e rigoroso, nel raccogliere e catalogare i materiali in fascicoli, probabilmente al fine di pubblicarli o semplicemente utilizzarli per erudire i propri studenti, sui fondamenti della geometria descrittiva.
Piccoli disegni eseguiti a mano libera con notevole dedizione, correlati da una spiegazione dettagliata e precisa, passo per passo, che ci fa apprezzare con grande chiarezza le idee che il professore-artista meditava nel suo studio.

Lì, 04/02/2003
Davide Cavasin